TerraNuovaLibri

Si può tornare a un cibo semplice, sano, non sottoposto a trattamenti industriali, cucinato in maniera adeguata per conservare e trasmetterci tutte le sostanze nutritive di cui abbiamo bisogno per vivere a lungo e in salute. E ad accompagnarci in questo cammino di crescita è uno splendido libro, Il cibo della gratitudine , scritto con il contributo del dottor Franco Berrino. Vivere a lungo e in salute e prevenzione delle malattie sono gli ambiti delle iniziative promosse dall’Associazione La Grande Via, editrice del libro Il cibo della gratitudine.
Guida alla cucina macromediterranea , scritto con il prezioso contributo del dottor Franco Berrino, ripubblicato in coedizione con Terra Nuova Edizioni.
Le autrici, Simonetta Barcella, Titti Gemmellaro, Elvira Lotti Matteotti, Silvia Petruzzelli e Rita Possemato, sono le chef de La Grande Via, ossia coloro che collaborano attivamente con l’associazione durante i seminari, le conferenze e i corsi.
«Il libro nasce dalla consapevolezza che si possa tornare a un cibo semplice e vero, ove gli ingredienti siano sani e non sottoposti a trattamenti industriali - spiega Silvia Petruzzelli - Ovvero, tornare a un’alimentazione in linea con quelle che sono le raccomandazioni delle grandi agenzie internazionali di ricerca che studiano la correlazione tra cibo e salute, e che ci suggeriscono di basare la nostra alimentazione quotidiana su cereali integrali, cioè non raffinati con procedure industriali, legumi, verdure non amidacee e frutta, compresa la frutta oleaginosa come mandorle, nocciole, noci o pistacchi.
Riscoprire la cucina come luogo per ritrovare sé stessi, cucinando con amore, per sé per gli altri, consapevoli che, attraverso il cibo, possiamo trasmettere non solo materia, ma anche energia, emozioni, nutrimento per la mente e l’anima; con rispetto per i doni che la natura ci offre, per il cibo che ci dà la vita e che può renderci persone migliori.
Riscoprire il sentimento di gratitudine, ringraziando ed apprezzando ogni istante della nostra vita, consapevoli che riuscendo a cogliere sempre il meglio della stessa si possa elevare il nostro spirito, avvicinandoci alla felicità.
La chiave è la consapevolezza: imparare a scegliere, in quanto le nostre scelte possono influenzare la nostra salute e quella dell’intero pianeta».
«Consapevole deriva dal latino: Cum (con) Scio (che significa Sapere, conoscere) - prosegue Silvia Petruzzelli - Consapevole è colui che sa, che conosce i propri punti di debolezza e di forza, che tenta di colmare le proprie lacune, valorizzando i propri talenti.
Consapevolezza è la forza che ci spinge a conoscere nonostante le difficoltà, la paura, le resistenze, anche sociali.
Consapevolezza è “sentire con”: una sapienza che non può essere avulsa dall'esperienza.
E’ la capacità di sentire ciò che sappiamo e sapere ciò che sentiamo. Una conoscenza profonda che ci porta ad entrare in contatto con noi stessi, a conoscere con l'anima.
Torniamo a prenderci cura di noi. A riprendere in mano la nostra vita e la nostra salute, consapevoli che la felicità può essere una scelta, che non possiamo – e non dovremmo - delegare ad altri, apprezzando ciò che ci viene offerto ogni giorno.
E questo libro ci offre l’opportunità di farlo attraverso il Cibo, offrendoci una guida alla cucina MacroMediterranea, ovvero uno strumento per conoscere e mettere in pratica gli insegnamenti della splendida fusione tra la filosofia Macrobiotica e cucina Mediterranea. Non è la solita raccolta di ricette. Eppure ci sono tante ricette: di seguito ve ne portiamo due, estrapolate dal libro».

Un "assaggio" delle gustosissime ricette del libro

MEDITANDO CON GNOCCHI DI GRANO SARACENO E ZUCCA
(ricetta di Silvia Petruzzelli)
La pasta fatta in casa è un ritorno alla tradizione. Se poi si utilizzano prodotti locali riusciamo anche ad essere sostenibili e a valorizzare l’economia del territorio. Per questi gnocchi abbiamo usato, oltre al riso, il grano saraceno toscano, macinato nel mulino casalingo e la zucca. Il grano saraceno è un cereale tipico invernale: ha eccezionali proprietà riscaldanti. Basta veramente poco e può essere anche un ottimo esercizio di meditazione in cucina.
Ingredienti
• 250 gr di polpa di zucca cotta (non calda), preferibilmente delica o mantovana
• 250 gr di farina: 50% riso integrale e 50% grano saraceno integrale. La quantità di farina dipende dal tipo di zucca scelta.
• 1 cucchiaino di sale marino integrale
• noce moscata (pizzico, opzionale)
Procedimento
L’accortezza è quella di scegliere una buona zucca, piuttosto soda e poco acquosa. Diversamente, il risultato non sarà altrettanto saporito e il rapporto con la farina cambierà. Impastate il tutto, fino ad ottenere una consistenza lavorabile. Formate, quindi, dei cilindretti e tagliateli in gnocchetti di dimensioni più o meno omogenee. Potete anche srotolarli su una forchetta.
Come condirli? Si possono servire con funghi trifolati, oppure con un nitukè (metodo di cottura che ci viene dalla Macrobiotica, che prevede di cuocere le verdure in padella con poco olio, ndr) di cavolo verza.
Oppure potete preparare una cremina miso-tahin (una parte di miso e due parti di tahin), unita a una cipolla grattugiata e un po’ di acqua (potete utilizzare l’acqua di cottura degli gnocchi).

SORGO CON SHITAKE E ORTICHE
(ricetta di Simonetta Barcella)
Ingredienti
• 2 tazze di sorgo
• 6 tazze di acqua
• 100 gr di ortica
• 100 gr di funghi shitake
• 1 cipolla
• brodo vegetale
• olio extra vergine di oliva
• sale marino integrale

Procedimento
Lavate molto bene il sorgo e mettetelo in ammollo per un paio d’ore. Portatelo ad ebollizione, abbassate la fiamma e cuocete per 40-45 minuti.
Si può usare la pentola a pressione, stessi ingredienti, medesimo procedimento, ma solo 20-25 minuti di cottura. Nel frattempo affettate i funghi e la cipolla. Mettete a cuocere la cipolla con poco olio in un tegame e proseguite finché il liquido di vegetazione non sarà evaporato completamente.
Salate. A questo punto aggiungete i funghi, fate insaporire. Versate il brodo vegetale e mescolate il tutto con cura. Scottate per un paio di minuti le ortiche tagliate a pezzetti in acqua leggermente salata, scolatele e aggiungetele ai funghi.
Fate asciugare, controllate il sale. Completate la ricetta mescolando con cura il sorgo al condimento e servite.
di Terra Nuova

di E. Nicoli da Aam Terra Nuova
Le calze di nylon non sono riciclabili e non sono degradabili. Quando si smagliano e non si possono più utilizzare, andrebbero buttate nei rifiuti indifferenziati. Prima però possono ancora essere impiegate in diversi modi: vediamone alcuni insieme...

Collant e minigonna sono il simbolo degli anni Sessanta. Le calze di nylon sono state inventate nel 1959 e si sono diffuse negli Stati Uniti in tutto il mondo. All’inizio erano considerati beni di lusso, tanto preziosi da venire minuziosamente rammendati prima di decretare la loro fine. Sono tuttora prevalentemente costituiti da nylon, una famiglia di polimeri sintetici inventata negli Usa nel 1935.
Le calze di nylon non sono riciclabili e non sono degradabili.

Quando si smagliano e non si possono più utilizzare, andrebbero buttate nei rifiuti indifferenziati. Prima però possono ancora essere impiegate in diversi modi.
• Meglio dei foglietti elettrostatici usa-e-getta catturano la polvere su qualunque superficie. Possono essere lavate e reimpiegate allo stesso modo più volte.


• Per chi possiede le belle scope in saggina, un piede delle calze di nylon inserito sulla parte finale serve a tenerle in forma.


• Sempre con il piede della calza si possono ottenere dei sacchetti. Si possono riempire con fiori secchi per profumare gli armadi, oppure si possono comprimere i residui di sapone solido: si chiude bene il sacchetto e lo si utilizza come fosse una saponetta.

•I collant possono essere ridotti in strisce e usati per riempire i cuscini del divano.

•Se invece li si taglia a spirale, partendo dalla parte alta e finendo sul piede si crea un filo che va legato con un nodo stretto ad altri fili ottenuti allo stesso modo: si ottiene così un gomitolo che si può lavorare all’uncinetto. Se ne possono creare tappetini, manopole per la cucina, straccetti lucida scarpe.

• La gamba tagliata ad anelli può servire nell’orto per sorreggere piante come il pomodoro. Gli stessi anelli possono essere usati come fasce per capelli.

Con creatività ci si possono inventare mille altri modi per prolungare la vita dei collant…

(da Green.me)


Oggi il mercato del fashion crea veramente di tutto per accaparrarsi più consumatori possibili e lo fa molto spesso utilizzando, come unico criterio, quello del minor costo possibile. Prendiamo ad esempio il jeans, il capo forse più presente nei nostri armadi, perché unisce gusto estetico e praticità.

I jeans di oggi riescono a raggiungere un costo al pubblico a volte ridicolo, come?
Per lo più con lo sfruttamento della mano d’opera, con cotone OGM fatto crescere con l'aiuto di pesticidi, con lavaggi e tinture che vengono effettuati senza nessun tipo di controllo, con sostanze chimiche velenose che poi scaricano ad ogni lavaggio della
nostra lavatrice, nelle nostre acque e soprattutto sulla nostra pelle.
Noi acquirenti però diventiamo sempre più sensibili all'argomento sostenibilità, e siamo proprio noi a poter indirizzare, con le nostre scelte e i nostri acquisti, il mercato verso una politica che unisca l'estetica all'etica.


Oggi vi parlo di una realtà italiana in cui mi sono imbattuta per lavoro, che si unisce al panorama sempre più in crescita della moda etica: Par.co denim In tre parole: moda sostenibile, filiera corta, rispetto dell’ambiente.


Nel 2012 nasce la società Par.co Fashion Srl, un' azienda bergamasca nata con l’obiettivo di offrire jeans disegnati e sviluppati da loro e prodotti a sud della provincia di Bergamo, nello storico distretto tessile bergamasco, in modo da abbattere i costi di produzione e garantire un costo al pubblico decisamente accessibile.

Si utilizzano solo:
- Denim italiano con fibre naturali di cotone biologico certificato GOTS, sia per quanto riguarda la materia prima che i processi produttivi come filatura, orditura, tintura e tessitura.
- Tessuti Denim cimosati giapponesi di cotone biologico.
- Altre fibre che necessitano di minore energia per la trasformazione come lino, canapa e cotoni riciclati.
- Solo tinture vegetali, eliminata qualsiasi tipo di sostanza chimica.

Per ottenere l'effetto slavato "used" vengono effettuati lavaggi e trattamenti con ghiaccio, resine vegetali e con Eco-aging: il metodo naturale e 100% biodegradabile che permette di sostituire, con un composto vegetale eco-sostenibile, le "sabbiature" pericolose per l'ambiente e per la salute.


Infatti la tecnica più utilizzata per ottenere l'effetto jeans invecchiato è quella della sabbiatura (sandblasting), eseguita attraverso getti di sabbia “sparati” con aria compressa su ogni singolo jeans. Questa tecnica produce una grande quantità di
polvere e particelle sottili di biossido di silice: l’esposizione continua e duratura dei lavoratori a queste particelle, provoca in breve tempo la silicosi, malattia che in molti casi è letale.


La tecnica della sabbiatura è vietata in Europa dal 1966, ma viene utilizzata in altri Paesi, cosiddetti in via di sviluppo (Cina, India, Bangladesh, Pakistan, Nord Africa...), privi di tutele per i lavoratori.
I benefici del cotone biologico sono molti:
- I semi sono liberi da OMG e i coltivatori possono salvare i semi del proprio raccolto per la semina successiva.
- I terreni sono coltivati in maniera non intensiva e senza pesticidi.
- Si riducono il 94% di emissioni di gas e si riduce l'impiego di acqua.


Il jeans che ne deriva ha un design accattivante, declinato nei modelli più in voga del momento, è curato nel dettaglio, grazie all'abilità di artigiani bergamaschi impegnati nel settore del Denim da 50 anni e soprattutto è affidabile, perchè libero da sostanze tossiche e residui pericolosi, con tutti i benefici per chi lo indossa e per l'ambiente.

(da Green.me)


Oggi il mercato del fashion crea veramente di tutto per accaparrarsi più consumatori possibili e lo fa molto spesso utilizzando, come unico criterio, quello del minor costo possibile. Prendiamo ad esempio il jeans, il capo forse più presente nei nostri armadi, perché unisce gusto estetico e praticità.

I jeans di oggi riescono a raggiungere un costo al pubblico a volte ridicolo, come?
Per lo più con lo sfruttamento della mano d’opera, con cotone OGM fatto crescere con l'aiuto di pesticidi, con lavaggi e tinture che vengono effettuati senza nessun tipo di controllo, con sostanze chimiche velenose che poi scaricano ad ogni lavaggio della
nostra lavatrice, nelle nostre acque e soprattutto sulla nostra pelle.
Noi acquirenti però diventiamo sempre più sensibili all'argomento sostenibilità, e siamo proprio noi a poter indirizzare, con le nostre scelte e i nostri acquisti, il mercato verso una politica che unisca l'estetica all'etica.


Oggi vi parlo di una realtà italiana in cui mi sono imbattuta per lavoro, che si unisce al panorama sempre più in crescita della moda etica: Par.co denim In tre parole: moda sostenibile, filiera corta, rispetto dell’ambiente.


Nel 2012 nasce la società Par.co Fashion Srl, un' azienda bergamasca nata con l’obiettivo di offrire jeans disegnati e sviluppati da loro e prodotti a sud della provincia di Bergamo, nello storico distretto tessile bergamasco, in modo da abbattere i costi di produzione e garantire un costo al pubblico decisamente accessibile.

Si utilizzano solo:
- Denim italiano con fibre naturali di cotone biologico certificato GOTS, sia per quanto riguarda la materia prima che i processi produttivi come filatura, orditura, tintura e tessitura.
- Tessuti Denim cimosati giapponesi di cotone biologico.
- Altre fibre che necessitano di minore energia per la trasformazione come lino, canapa e cotoni riciclati.
- Solo tinture vegetali, eliminata qualsiasi tipo di sostanza chimica.

Per ottenere l'effetto slavato "used" vengono effettuati lavaggi e trattamenti con ghiaccio, resine vegetali e con Eco-aging: il metodo naturale e 100% biodegradabile che permette di sostituire, con un composto vegetale eco-sostenibile, le "sabbiature" pericolose per l'ambiente e per la salute.


Infatti la tecnica più utilizzata per ottenere l'effetto jeans invecchiato è quella della sabbiatura (sandblasting), eseguita attraverso getti di sabbia “sparati” con aria compressa su ogni singolo jeans. Questa tecnica produce una grande quantità di
polvere e particelle sottili di biossido di silice: l’esposizione continua e duratura dei lavoratori a queste particelle, provoca in breve tempo la silicosi, malattia che in molti casi è letale.


La tecnica della sabbiatura è vietata in Europa dal 1966, ma viene utilizzata in altri Paesi, cosiddetti in via di sviluppo (Cina, India, Bangladesh, Pakistan, Nord Africa...), privi di tutele per i lavoratori.
I benefici del cotone biologico sono molti:
- I semi sono liberi da OMG e i coltivatori possono salvare i semi del proprio raccolto per la semina successiva.
- I terreni sono coltivati in maniera non intensiva e senza pesticidi.
- Si riducono il 94% di emissioni di gas e si riduce l'impiego di acqua.


Il jeans che ne deriva ha un design accattivante, declinato nei modelli più in voga del momento, è curato nel dettaglio, grazie all'abilità di artigiani bergamaschi impegnati nel settore del Denim da 50 anni e soprattutto è affidabile, perchè libero da sostanze tossiche e residui pericolosi, con tutti i benefici per chi lo indossa e per l'ambiente.

di Claudia di Pasquale


“Ogni giorno maneggiamo plastica – ha spiegato nel promo settimanale la giornalista – e ogni contenitore rilascia la sua piccolissima dose di
sostanze tossiche. Alla fine è la somma che fa il totale”.

MILENA GABANELLI IN STUDIO Per cominciare l’inchiesta sul mondo della plastica. Avvertenze per i telespettatori sensibili: la puntata potrebbe provocare effetti indesiderati, come la paranoia oppure scatenare l’irresistibile desiderio di mandarci a quel paese. Ciò detto, immagino che alla salute ci teniamo tutti e quindi le informazioni è meglio averle.


Dunque la plastica avvolge praticamente tutto e tutte le plastiche rilasciano piccolissime sostanze, dosi di sostanze tossiche. Quasi tutto è
regolamentato e quando si scopre una molecola che fa male viene sostituita da qualcos’altro. Di alcune sostanze si conosce anche la dose massima giornaliera tollerabile, quello che la norma non contempla è la somma, che a fine giornata forma il cocktail. Ma da tante cose ci si può difendere basta saperlo.

 

L'Età della plastica

(25/10/2016)
Ciao, oggi ti parlo di micotossine che nel loro significato più comune indicano sostanze chimiche tossiche prodotte dai funghi.
L’importanza di queste micotossine si riferisce alla possibilità che esse contaminino gli alimenti. Muffe del tipo asperigillus,
penicillium, fusarium ecc. possono contaminare specie i cereali e i mangimi, cioè finire nella pasta, nel pane, nei tuoi cibi quotidiani.
Leggo un articolo recentissimo di ricercatori spagnoli della Università di Las Palmas (Canarie).

Hanno studiato un tipo di cereale, il grano “Golfo” per vedere se risulta pericoloso proprio per la presenza di micotossine, quali la
fatidica aflatoxina, come potenziali sostanze cancerogene.

Il risultato della analisi di aflatoxina B1, B2, G1, G2, fumotossina B1,B2 , vomitossina (DNV) è stato quello che potete leggere
cliccando l’articolo. I cereali “Golfo” sono potenzialmente cancerogeni per la popolazione per l’alta concentrazione di
aflatoxine e favoriscono il cancro epatico. (Luzardo OP et al 2016)
Leggo poi polemiche e vere guerre di marketing di grossi gruppi commerciali che si contendono il primato della pastina per la
prima infanzia.
A parte la pasta per l'infanzia, nelle confezioni per bambini e adulti non vengono sempre esposte le concentrazioni di
micotossine e nemmeno si valuta la loro presenza o assenza.

Sarebbe meglio ovviare a questa "disattenzione"!
C’è invece chi si interessa agli inesistenti certificati di sanificazione dei mulini e dei silos ove nei cereali pullulano le
micotossine se gli stessi depositi non vengono bonificati ogni anno.
Leggo che anche da noi avvengono frequenti sequestri di semola di grano destinati alla produzione di pane, pasta e merendine per
bambini per eccessiva concentrazione di micotossine...
Le vomitossine imperversano e mai nome fu più azzeccato!

Se hai notato non ho fatto nomi, perché il mio intento non è di denunciare tizio e caio, ma semplicemente di aprire un dibattito
e di informare la gente comune.
Ora in sintesi, visto che le micotossine esistono e che producono danni gravi alla salute, dal cancro, alla intossicazione alimentare
con nausea, vomito, gastroenteriti vorrei giungere alla conclusione seguente.
Non solo le vomitossine DON o DNV che sia devono essere segnalate, ma tutte le micotossine presenti negli alimenti
devono essere evidenziate nelle confezioni!

Mi sembra lecito sapere , spero non in microscrittura cirillica se quella tagliatella o quella stellina contengono micotossine.
Quali consigli per la tua dieta posso darti? Cerca di consumare cibi solo bio e con un bio controllato. Il mais è spesso l'alimento
più ricco di micotossine. Consumo prevalentemente grano saraceno bio miglio e riso integrale il più bio che si può!
Sono talmente tante le micotossine che non pretendo una relazione chimica dettagliata. Vorrei sapere insieme alla gente comune
semplicemente un SI o un NO! Ci sono o non ci sono?
Dopo se sono masochista compero il prodotto!
Spero di non avere urtato nessuno, ma di avere stimolato l'opinione pubblica per avviare una campagna contro le
micotossine e a favore della prevenzione e della salute!
Buona vita Angelo Bona

Quinoa

Il prodotto


La quinoa(Chenopodium quinoa) è testimone di biodiversità; viene coltivata infatti da oltre 5000 anni sugli altipiani pietrosi delle Ande a 4000 metri sul livello del mare ed è cibo essenziale per le popolazioni andine. Appartiene alla famiglia delle chenopodiacee, come gli spinaci o la barbabietola, è una pianta resistente che non richiede particolari trattamenti e produce una spiga ricca di semi rotondi, simili a quelli del miglio.La Quinoa Real è considerata la migliore tra le 200 varietà presenti nelle zone adine, ha chicco rotondo e turgido, sapore pieno e profumo nocciolato lievenìmente amaroprofilo nutrizionale tra le oltre 200 varietà presenti, per il chicco rotondo e turgido, per la ricchezza.
Si utilizza in grani in alternativa a un normale cereale, al posto del riso, del couscous o del miglio. È ottima nelle zuppe, nelle insalate fredde o nelle crocchette.

100 % ingredienti del Commercio Equo e Solidale:
Ingredienti e produttori equosolidali
La quinoa è coltivata, raccolta e confezionata in Bolivia da Anapqui (Asociacian Nacional de productores de Quinoa).
-Carboidrati - 60,1g di cui 3,4 g zuccheri
-Proteine - 12,4g
-Grassi - 6,7 g di cui 0,7 g acidi saturi, 2,2 g acidi grassi monoinsaturi, 3,8 g di acidi grassi polinsaturi
-Fibre alimentari - 8,7 g
-Sodio - 0,01 g
-Fosforo - 416 mg (52% della RDA*)
-Ferro - 2,8 mg (20% della RDA*)
-Magnesio - 150 mg (50% della RDA*)
-Zinco - 2,7 mg (18% della RDA*)


Indicazione di base per l'utilizzo della quinoa

Tempo di cottura: 12 - 15 minuti (fino a che i grani si siano gonfiati e abbiano formato un piccolo germoglio bianco (anellino a corona del chicco).

La porzione per una persona è di circa 70g di quinoa (una volta cotta ha infatti una resa di 2,5 volte il suo volume).

Prima dell'utilizzo va sciacquata in abbondante acqua corrente muovendo i grani con le mani, per eliminare il leggero amaro che la caratterizza.

Accade in Francia, a Grenoble. Una casa editrice ha deciso di installare sulle banchine dei metrò distributori automatici di racconti.

Distributore racconti

A Grenoble, in Francia, la casa editrice Short Édition, in collaborazione col sindaco, ha deciso di installare sulle banchine della metropolitana distributori automatici di racconti gratuiti erogati in base al tempo di attesa dei treni. L’idea è nata sulla scorta dei distributori automatici di cibo e bevande: anche i racconti possono essere prodotti “sfiziosi” da “consumare” durante i tempi morti. I distributori sembra che stampino scontrini, e invece regalano racconti. Questa trovata fonde in un’unica forza tradizione e tecnologia: il racconto è scritto su carta, ma il modo di fruirne è quasi digitale. Niente schermi touchscreen, però nemmeno libri da tenere in uno zaino; è come fare il biglietto automatico dei parcheggi a pagamento, lo sanno fare tutti: l’obiettivo è proprio quello, la lettura è una cosa che possono fare tutti e, questa innovazione può avvicinare le “epoche” e diffondere i racconti.Anteprime, estratti, racconti famosi, inediti, tutte queste e tante altre tipologie di scritto possono essere “prodotte” dai distributori e, quindi, oltre a diffondere la buona lettura tra le persone, si offre la possibilità alle case editrici di sfruttare questo strumento a cui migliaia di persone possono avere accesso giornalmente.
E in Italia, come sarebbe vista questa possibilità?

DOMENICA 24 APRILE

Hola!
Sembra che la primavera sia arrivata anche a Cellino Attanasio, e visto che non sono molte le occasioni che abbiamo per incontrare le persone che ci danno il loro appoggio acquistando i nostri prodotti, vi proponiamo di venire a trovarci in fattoria.
Molti di voi poi, insieme alla Cooperativa Primo Vere, ci avete sostenuti concretamente la primavera scorsa quando abbiamo subito in prima persona gli effetti dei cambiamenti climatici.
(crowdfunding agroecologia e resilienza)
Grazie ai contributi ricevuti, abbiamo fatto un corso d'ingegneria naturalistica, con tanto di cantiere per rinforzare un versante della strada, e in questi giorni, visto il successo del primo corso, ne stiamo facendo un altro, in cui andremo ad intervenire su 8 metri aggiuntivi di versante. Ci farà molto piacere farvi visitare il luogo del cantiere ed illustrarvi le diverse tecniche a disposizione dell'ingegneria naturalistica per arginare l'impatto dei fenomeni franosi.
(conferenza stampa presentazione del corso in Provincia)
In più, il pomeriggio, per chi fosse interessato, Maurizio, istruttore di Tai Chi Chuan, sarà a vostra disposizione sia per fare meditazione usando tecniche di Chi Kung, sia per chiacchierare con voi sulle diverse pratiche salutistiche e il loro impatto sul nostro benessere.
Ma come si fa a venire in fattoria e non assaggiare i più di 15 tipi di formaggi a latte crudo che facciamo con tanta passione su queste colline?
Concretamente, ecco la nostra proposta:
- 11:30. Accoglienza con caffé del commercio equo e solidale (varietà Classica), dolci e succhi fatti in casa.
- 12:00. Visita guidata del cantiere d'ingegneria naturalistica e della nostra fattoria.
- 13:00. Degustazione dei nostri formaggi.
- 15:00. Conversazione o meditazione Chi Kung, a vostra scelta.
Costo della giornata: 15 euro/persona o 12 euro per i soci. Bambini fino a 6 anni: gratis. Bambini fino a 12 anni: metà prezzo.
Offriamo in più il 10% di sconto per gli acquisti di formaggi fatti in quel giorno.
I bambini sono ospiti graditi ma non siamo in grado di cucinare un menù speciale per loro.
Per motivi organizzativi, vi chiediamo di prenotarvi versando un acconto del 50% presso l'Emporio ENTRO MERCOLEDì 20 APRILE.
Possiamo accogliere in fattoria un massimo di 25 persone.
In caso di pioggia, la visita sarà annullata.
Vi preghiamo di lasciare la vostra mail all'Emporio in modo tale da inviarvi le indicazioni stradali dettagliate per arrivare da noi.
Vi aspettiamo!
Marco, Maria Jose, Marta e Maurizio.

Dietro il basso costo delle banane si celano sfruttamento, negazione dei diritti umani, violenze e coltivazioni intensive ad alto impiego di pesticidi. Se le tutele ai produttori e all'ambiente vengono negate, non è possibile parlare di garanzie per nessuno, neanche per il consumatore
(su Aam Terra Nuova di Marzo)

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McDonald’s ha attirato a sé scuole e scolari con i premi tecnologici e ora ci sono le classifiche: scoprite gli istituti scolastici che hanno rincorso il gigante del junk food.

Il concorso aveva preso piede durante Expo (c’erano persino gite premio) e ha incentivato i bambini e le famiglie ad andare a mangiare presso tutti i punti McDonald’s con la possibilità di far guadagnare punti alle scuole che avrebbero vinto dispositivi tecnologici e materiale didattico.
E le scuole non si sono fatte pregare (non tutte naturalmente). Per ogni regione è stata stabilita una classifica e sono stati distribuiti i premi.

L’iniziativa ha portato ad una interrogazione parlamentare da parte del Movimento 5 Stelle, cui è seguita la risposta del sottosegretario all’istruzione, Faraone: “Il Ministero non è a conoscenza dell’iniziativa, né un preliminare assenso alla sua realizzazione è stato richiesto a questo dicastero – ha detto Faraone - Specificato ciò, ricordo che le aziende possono organizzare e promuovere secondo le loro autonome strategie di marketing nell’ambito della cosiddetta responsabilità sociale d’impresa, la propria offerta commerciale, anche attraverso l’istituzione di raccolte premi rivolte ai consumatori, prevedendo come possibili beneficiare le istituzioni scolastiche».
Quindi semaforo verde al junk food nelle scuole dopo che negli ultimi anni con grandissima fatica erano stati fatti tentativi di inserire almeno le merende naturali e a base di frutta!!
Ma di tutto ciò si può però fare una colpa solo alle scuole, che si trovano ridotte ad elemosinare i punti McDonald’s per ottenere materiali e apparecchiature??

di Beatrice Salvemini

Se vuoi scoprire quali scuole hannno aderito: Le-scuole-che-corrono-dietro-a-McDonald-s

www.aamterranuova.IT

Con "Il colore dell'erba" è il caso di dire: vado al cinema a sentire un film. La pellicola è stata presentata in anteprima il 18 gennaio a Torino e a febbraio arriverà nelle principali città italiane.

http://www.indycafilm.com/docs/il-colore-dellerba/

'Il colore dell’erba' è un film di Juliane Biasi Hendel, prima pellicola per non vedenti che è stata presentata in anteprima italiana il 18 gennaio al Cinema Massimo di Torino e che da febbraio arriverà nelle sale delle principali città italiane, tra le quali Milano, Bologna, Roma e Trento.'Il colore dell'erba' è un road movie su due giovanissime amiche non vedenti prodotto da Kuraj e da Indyca, con il sostegno del Mibact, di Trentino Film Commission, Piemonte Doc Film Fund e Rai 3 (Doc 3) e con il patrocinio dell’UICI – Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti.Il film offre una esperienza sensoriale unica grazie alla costruzione di un vero e proprio 'paesaggio sonoro' che lo rende visibile 'a occhi chiusi', per essere percepito anche da un pubblico di non vedenti.

La pellicola si avvale del contributo del sound designer Mirco Mencacci, istituzione nel mondo del sonoro, già collaboratore di Marco Tullio Giordana, Ferzan Ozpetek, e Michelangelo Antonioni. Mencacci ha creato assieme alla regista e il team Indyca un universo sonoro che ripropone il mondo non solo fisico ma anche emotivo delle sue giovani protagoniste nel quale immergere gli spettatori e che, per la prima volta al cinema, permette di unire nella visione persone vedenti e non vedenti.

“Le protagoniste mostrano come la paura del buio riguardi tutti - spiega la regista Biasi Hendel - e il film restituisce questa universalità anche da un punto di vista formale". Frutto di un lavoro di oltre quattro anni, 'Il colore dell’erba' racconta la storia vera di Giorgia e Giona, due giovanissime ragazze non vedenti in cammino verso l’indipendenza. Non possono vedere ciò che le circonda, ma le paure, le emozioni, gli impegni che la vita impone sono eguali a quelle di tutti i loro coetanei.

Una passeggiata da sole fino a un lago diventa una sfida appassionata che le porta a misurarsi con se stesse ed è metafora dell’adolescenza, età rivoluzionaria e delicata in cui si lascia per la prima volta l’uscio di casa per affrontare il mondo in modo indipendente.

"Mi piace scoprire nuovi mondi e anche l’adolescenza lo è - afferma la regista - E’ un’età in cui la paura dell’ignoto invade e al tempo stesso spinge a conoscere il mondo. Giorgia e Giona diventano un esempio vivente di come questa paura possa essere affrontata, qualunque sia la sfida, per riscoprirsi ancora più forti".
di Beatrice Salvemini

 Before printing think about environment and costs. Questa scritta appare sempre più spesso in fondo alle e-mail: invita i destinatari della lettera elettronica a riflettere sui costi ambientali determinati dal semplice atto di stamparla. Sono parole che sottolineano un’azione importante che ognuno può fare: sfruttare meglio la tecnologia per abbattere i gas serra e l’inquinamento e di conseguenza avere più cura della natura.
La posta elettronica è un mezzo di comunicazione altamente ecocompatibile se paragonato alla posta tradizionale,quindi, perchè farle perdere questa prerogativa? Una normale lettera, scritta su carta, viene trasportato in treno, in aereo o con un furgone fino al luogo di destinazione per essere infine recapitata dall’ufficio postale, con un motorino, all’indirizzo indicato sulla busta.
La posta elettronica invece, se usata con attenzione, comporta soltanto un modesto consumo di elettricità. Usarla con attenzione e cura significa appunto stampare le mail soltanto nel caso in cui sia veramente necessario archiviare dati e informazioni su carta e non soltanto sul computer.
Penso che tutti abbiano qualche collega in ufficio che va di continuo alla stampante per ritirare e-mail e bozze di testo! Una cattiva abitudine che contribuisce, giorno dopo giorno, al disboscamento di una foresta in qualche parte del mondo e allo sperpero dell’energia necessaria per produrre la carta.
Un modo di comportarsi che non tiene conto delle potenzialità ecologiche offerte dalle nuove tecnologie.

Dunque, ora sapete chi è il destinatario ideale di una mail con la frase  Before printing think about environment and costs o in italiano: Prima di stampare pensa ai costi ambientali: il vostro collega d'ufficio.

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