Scandali finanziari, speculazioni borsistiche, traffici illeciti: le cronache degli ultimi mesi hanno acceso i riflettori sul lato oscuro dell’attuale sistema economico-finanziario. Il fallimento Enron o le gravi irregolarità scoperte in altre grandi compagnie americane hanno non solo recato danno agli azionisti, ma innescato un clima di sfiducia che rischia di avere serie ripercussioni sulla crescita economica. Molti reclamano ora a gran voce “l’etica” o “nuovi valori” nel mondo degli affari e delle imprese, e le più recenti statistiche confermano che cresce la sensibilità della gente verso comportamenti economici più attenti ai risvolti sociali e ambientali. Ma al di là delle mode passeggere e degli slogan del momento, il mondo della finanza etica autentica cresce sempre di più, anche in Italia, sta diventando una realtà con cui molti cominciano a fare i conti.

La finanza etica ha conosciuto negli ultimi 20-25 anni una forte evoluzione: nata concentrandosi principalmente sulla gestione del risparmio, come reazione pacifista ed ecologista al potere ed alle operazioni poco trasparenti delle grandi banche, si sviluppa in seguito ponendo al centro della propria identità e del proprio lavoro la responsabilità sociale ed ambientale degli investimenti e giocando quindi un ruolo più attivo all’interno del sistema economico.

Agli inizi degli anni ’70 si svilupparono nei paesi anglosassoni i fondi etici; grazie a questo tipo di investimenti, basati sulla responsabilità sociale delle imprese, gli investitori presero coscienza del fatto che le loro scelte di investimento non rappresentano soltanto un’occasione di guadagno ma anche uno strumento di intervento nella società civile. Nella seconda metà degli anni ’70 nasce in Bangladesh, uno dei paesi più poveri del mondo, la Greemen Bank che rappresenta la prima banca per i poveri, con l’obiettivo di offrire credito a quelle fasce della popolazione escluse dal circuito bancario tradizionale. Lo sviluppo di questa banca si caratterizza per la raccolta di denaro sotto forma di contributi a dono da organismi pubblici e privati, in particolare internazionali.

Durante gli anni ’80 nascono le banche alternative europee, caratterizzate dal fatto di finanziare progetti particolarmente attenti alle problematiche sociali ed ambientali. Sono delle vere e proprie strutture bancarie ma costituite sulla base di un obiettivo etico e non commerciale. Nel 1999 anche in Italia apre finalmente la Banca Popolare Etica, il cui capitale sociale viene raccolto grazie a molte organizzazioni del terzo settore e a migliaia di persone che, anche con un piccolo contributo, raccolgono la sfida di far nascere la prima banca etica italiana.

Il presupposto della finanza etica è che non esiste una separazione o addirittura una contrapposizione tra leggi economiche da una parte e i valori umani e sociali dall’altra, è possibile e anzi doveroso far confluire risorse verso quei progetti di cui la comunità civile ha bisogno per crescere. L’obiettivo è quello di massimizzare l’utilità sociale e non il profitto individuale, a differenza di ciò che avviene sui mercati finanziari, che hanno conosciuto uno sviluppo esponenziale fuori dal controllo di qualsiasi tipo di autorità nazionale o internazionale e, soprattutto, fuori da qualsiasi regola economica che non sia quella dell’ottenimento del massimo profitto. I dati sotto gli occhi di tutti confermano questa tendenza, mostrando l’esistenza di un settore finanziario la cui funzione è sempre più libera e staccata dalla produzione di beni e servizi, divenuto autoreferente nella produzione di denaro per ottenere altro denaro, con un’attenzione sempre minore all’economia reale, ai progetti imprenditoriali, alla valorizzazione delle idee e delle persone che vi sono dietro.

Al contrario la finanza etica si pone l’obiettivo della promozione e dello sviluppo di un’economia sostenibile, finanziando organizzazioni senza fine di lucro e, eventualmente, privati con un forte orientamento al sociale, che decidano d’intraprendere attività economiche rispettose dell’ambiente e delle regole della collettività. La finanza etica cerca di coniugare sviluppo e valori, forte della convinzione che ciò non passi necessariamente attraverso la regola della massimizzazione del profitto, ma piuttosto attraverso il rispetto di valori quali la salute, la pace, le capacità individuali, l’integrità dell’ambiente naturale, la lotta al sottosviluppo e all’emarginazione. Essa propone una reale alternativa all’idea tradizionale di finanza senza, tuttavia, rifiutarne i meccanismi essenziali: pone come suo punto di riferimento la persona e non il capitale, l’idea e non il patrimonio, la giusta remunerazione dell’investimento e non la speculazione.

Questa nuova idea di finanza si propone un obiettivo ambizioso: non solamente distogliere il denaro da quelle imprese che non rispettano i diritti dell’uomo e dell’ambiente, ma stimolare il sistema bancario a cambiare i suoi comportamenti, garantendo l’accesso al prestito ai soggetti considerati dagli istituti finanziari tradizionali « non bancabili », ovvero non degni di fiducia perché impossibilitati ad offrire garanzie patrimoniali. Tale nuova concezione di finanza propone, inoltre, una gestione del tutto trasparente del risparmio e dei finanziamenti, dando la possibilità ai risparmiatori di conoscere il funzionamento della struttura che gestisce il risparmio e la destinazione di ogni credito. Come punto di riferimento, oltre al rischio ed al rendimento, si guarda alla ricaduta dell’investimento sull’economia civile, con criteri di valutazione innovativi rispetto a quelli del mondo finanziario tradizionale.

La finanza etica si preoccupa infatti di elaborare degli indicatori che prendano in considerazione, insieme alle performancesdell’impresa ed ai suoi rendimenti economici, l’impatto sulla società e sull’ambiente delle attività che si vanno a finanziare ; questi criteri sono stati elaborati ispirandosi ai nuovi indicatori di sviluppo umano delle Nazioni Unite, che sottolineano quanto risulti improbabile una crescita economica che non sia al pari sostenuta da uno sviluppo umano. Tutte le attività indirizzate ad uno sviluppo sostenibile per l’uomo e per l’ambiente trovano credito presso questa nuova concezione di finanza, che sceglie come proprio ambito di intervento privilegiato il settore no profit – cooperazione sociale ed internazionale, ecologia, protezione dei diritti dell’uomo, attività artistiche e culturali,…- ed anche tutte le attività più innovatrici come il commercio equo e solidale, l’agricoltura biologica/biodinamica e, in generale, le attività di impresa che producono sul territorio un beneficio sociale e/o ambientale. Perché è vero che l’interesse più alto… è quello di tutti.

Emanuele Antonacci

Circoscrizione dei soci abruzzesi di Banca Etica