L’altra via di Francuccio.

 

Cari amici, vi presentiamo Francuccio Gesualdi, allievo di Don Milani, fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo nonché uno dei massimi esponenti italiani del “consumo critico”.

L’altra via di Gesualdi.

L’ultima fatica di Francuccio Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Ecologismo, senso del limite, fine della crescita, per un’economia che tuteli i diritti di tutti. (intervistra tratta da Pisa notizie .it – autore Danilo Soscia)

L’autore della “Guida al consumo critico“, “Il mercante d’acqua” e “Sobrietà” è, suo malgrado, un’autorità incontrastata nel panorama della critica rivolta al nostro sistema economico, sia esso inteso come apparato di produzione o di consumo. Francesco Gesualdi, Francuccio per coloro che hanno la fortuna di frequentarlo di persona, ha concluso di recente “L’altra via. Manifesto oltre la crisi”, un breve saggio che è anche un’accorata riflessione sulla necessità impellente di un’altra economia che sappia fare i conti con i limiti del pianeta e che per questo mantenga comunque intatta la possibilità di una sicurezza e di una dignità per tutti.

L’argomentare di Francuccio è sempre pacato ed essenziale, “sobrio” proprio come i suo più autentici auspici. L’iniziatore del “consumo critico” ci ha concesso di incontrarlo per uno scambio di battute sulla genesi e gli argomenti del suo nuovo pamphlet e, e per rispondere, in fondo, alla domanda: quali sono le condizioni perché si realizzi un sistema in cui la sobrietà ispiri il prevalere degli interessi pubblici su quelli privati?

Mi rivolgerei subito al “cuore” di “L’altra via”, ovvero la necessità imprescindibile di orientare il corso economico non più verso la crescita, bensì verso l’elaborazione di un sistema che garantisca dignità per tutti attraverso un apparato produttivo “leggero”.

Si tratta di un’esigenza la cui soddisfazione non può attendere oltre. Troppi i sintomi che lo confermano: l’esaurimento delle risorse, la degenerazione ambientale, l’impossibilità oggettiva di smaltire la quantità di rifiuti prodotta. Gli obiettivi di un sistema economico che contempla la crescita come sua unica ragion d’essere non sono più perseguibili. Il problema, però, è ancora più radicato. Viviamo in un mondo nel quale i diritti sociali sono legati esclusivamente alla crescita. Senza di questa, essi scompaiono. Ecco perché la necessità di riformulare il nostro sistema economico non è più rimandabile.

L’ecologismo ha comunque compiuto passi determinanti negli ultimi vent’anni.

Non sono sufficienti, forse perché non è solo un problema di ecologia, ma di “sistema”. I comportamenti virtuosi, comunque fondamentali, non bastano da soli a contenere o addirittura risolvere il problema. La “scoperta” delle buone pratiche da parte della nostra società è stata senz’altro importante, anche perché è figlia di quella visione che vuole la società come il prodotto diretto del comportamento dei singoli. Langer diceva: “Il passaggio a una società ecologica deve essere socialmente desiderabile”. Aveva ragione. Le buone pratiche non devono rappresentare un ostacolo alla vita, piuttosto che un oggettivo vantaggio.

Che cos’è il “limite”? Esiste una formula sintetica per questo concetto?

Non c’è, a mio avviso, una risposta univoca a questa domanda. La realtà stessa delle cose suggerisce una difinizione di “limite”. Rispettare il limite significa mantenere il nostro stile di vita al passo con la capacità di rigenerazione espressa dalla natura. Per far sì che questo sia concretamente realizzabile bisogna formulare un altro paradigma economico. Un paradigma che per sostentare uno stato di diritto non debba necessariamente cedere alle deforestazioni o al consumo indiscriminato dei minerali o del petrolio presenti sul pianeta. Il limite è ricoscere la necessità di conservare e preservare anche per le generazioni che verranno. Cosa mai ci autorizza a “spolpare” una risorsa limitata come il petrolio che si è creata nell’arco di milioni di anni? Ecco, il limite non è solo una questione di quantità, ma soprattutto di atteggiamento. Detto in una formula semplice e concreta: la giusta misura delle cose.

L’uomo per sopravvivere deve obbligatoriamente corrispondere alcuni bisogni fondamentali. La gestione di questa condizione connaturata è, sembrerebbe, il perno di molti dei problemi connessi al consumo e alla creazione di richezza. Prima ancora che si operi una revisione di questo meccanismo, quali sono i bisogni che comunque è necessario privilegiare?

Si può operare una distinzione molto semplice dei bisogni. Essi si dividono in fondamentali e opzionali. Questi ultimi sono spesso legati al gusto della persona e non sono determinanti per il mantenimento della sua dignità. Ed è proprio questa la misura che discrimina la scelta: la dignità. La dignità di cibarsi quanto è necessario, di provvedere alla propria igiene personale e a quella collettiva. Ma anche la dignità di poter ricorrere a quella quantità di energia necessaria alla propria sopravvivenza, alla possibilità di poter contare su un alloggio. Bisogna dislocare questi diritti fondamentali in un luogo “altro” rispetto all’ossessione della crescita, essi non possono essere legati a doppio filo alle sorti di un sistema economico. Quest’ultimo dovrebbe sostenerle, non esserne la causa. La premessa della nostra vita non può essere il mercato. I diritti fondamentali devono sempre avere la priorità sul resto.

In questa prospettiva qual è lo spazio destinato al mercato?

Una cosa è certa: i bisogni non posso appartenere al mercato, semplicemente perché le regole di quest’ultimo non sono assimilabili alle nostre necessità primarie. Il mercato è preclusivo: non ammette chi non ha denaro. I diritti devono essere garantiti alla collettività, perché essi appartengono all’ “economia pubblica”. Se il mercato attuale è il solo pilastro dello stato di diritto, questo è un problema serio. Il sistema non funziona più e, davvero, in questo caso non può morire Sansone con tutti i Filistei.

E lo spazio, invece, destinato al denaro?

Il denaro è uno strumento antico, sorto contemporaneamente al processo di scambio. Di per sè è un mero mezzo operativo per la funzione di uno specifico sistema di rapporti; è il fatto che diventi un idolo, un feticcio, a renderlo opprimente. La dittatura del denaro si supera con un ritorno al lavoro, con una partecipazione diretta ai servizi, la stessa che potrebbe svincolarci dall’ossessione della crescita economica. Dovremmo ricondurre il denaro in una prospettiva economica nella quale le relazioni tra le persone abbiano una maggiore importanza rispetto al denaro stesso e ne riducano il ruolo. Sarebbe interessante e utile, in tal senso, tornare a forme di scambio più dirette.

Qual è stata la genesi di “L’altra via”?

Quest’ultimo lavoro non è foriero di particolari novità rispetto a quanto scritto da me altrove. Mi sono reso conto, nel tempo, che i lettori si soffermano molto sulle componenti relative alle buone pratiche quotidiane, trascurando così il quadro d’insieme. Queto mio ultimo tentativo, pur nella sua estrema agevolezza, si concentra proprio su questa componente “teorica”. Cerco di dimostrare come l’economia sia fondamentalmente un’esperienza “vissuta” da tutti, non un soggetto estraneo. Un fenomeno in fondo semplice, composto di tante piccole relazioni che riguardano anche e soprattutto il nostro approccio alle cose di tutti i giorni.

Il tuo auspicio dopo la conclusione dei lavori?

Mi auguro di cuore che si apra finalmente un dibattito, soprattuto a sinistra, ovvero in quel luogo della politica dove problemi come quelli esposti nel mio libro dovrebbero trovare una loro naturale collocazione. Mi chiedo spesso: fino a quando la sinistra vorrà procedere al traino dell’agenda dell’attuale potere economico? I partiti devono assimilare – è ormai prerogativa assoluta – una lungimiranza rispetto ai problemi della crescita e del limite. Direi che, date queste premesse, il libro misurerà la sua riuscita in base al dibattito che riuscirà a sollevare

 

 

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Ingredienti: Acqua, miglio intero italiano 15%, olio di semi di girasole spremuto a freddo, sale marino, addensante: farina di semi di carrube.

Confezione 1L

Il miglio è il cereale più antico dell’alimentazione umana.
Originario dell’Asia era raccolto e cercato dall’uomo prima ancora
che si potesse parlare di agricoltura e che venisse ideato l’aratro.
Coltivato poi dagli egizi e molto apprezzato fin dal medioevo per la
sua resistenza al clima rigido.

Altamente digeribile, naturalmente PRIVO di GLUTINE, esercita un’azione
rivitalizzante e riequilibrante del sistema nervoso. Molto nutriente, ricco di proteine,
ricco di sostanze minerali tra cui: ferro, magnesio, fosforo, silicio e vitamine A, B
e lecitina.

Il suo contenuto di acido salicilico ha un’azione stimolante su capelli e unghie

Proprietà del miglio.

Il Miglio è conosciuto per essere il cibo ideale per i canarini, e si ignorano le proprietà nutritive in esso contenute, utilissime al corpo umano. Si presume che sia originario dell’Arcipelago Indiano e che sia stato coltivato in Cina diverse migliaia di anni fa.

Il chicco per essere consumato dall’uomo deve essere liberato dalla parte coriacea esterna e quindi decorticato. L’eliminazione della parte più esterna, cioè delle glumelle, non comporta l’eliminazione di sostanze interessanti per la nostra alimentazione e non è certamente paragonabile alla eliminazione degli strati periferici di altri cereali.

Il miglio è uno degli alimenti più ricchi di sostanze minerali come ferro, magnesio, fosforo e silicio. Ha un alto contenuto di proteine ed è considerato benefico per la milza e il sistema linfatico. Ottimo nei casi di acidosi ed inappetenza, il miglio ha un alto contenuto di acido salicilico, che ha un’azione stimolante sulla pelle, sui capelli, sulle unghie e sullo smalto dei denti. Contiene vitamine del gruppo A e B e il suo alto contenuto di colina e lecitina lo rendono particolarmente adatto alle persone sedentarie; è considerato un ottimo ricostituente.

MODALITA’ DI COTTURA

Il miglio in chicchi, prima della cottura, deve essere accuratamente lavato per più volte, poi si getta l’acqua del lavaggio aiutandosi con un colino per non disperdere i minutissimi chicchi, quindi per una tazza di miglio si aggiungono da due a due tazze e mezzo di acqua (dipendentemente dal voler ottenere un miglio più asciutto e sgranato oppure più cremoso), un pizzico di sale e si porta a bollitura.

Quando il cibo bolle, si abbassa la fiamma (meglio usare sempre uno spargifiamme per rendere più omogenea la cottura) e si lascia cuocere dolcemente a fuoco basso per circa venti minuti (dipendentemente dalla consistenza che si desidera ottenere del miglio, si lascia cuocere alcuni minuti in meno se si desidera un chicco più compatto, alcuni minuti in più se si desidera un cibo più cremoso); la pentola non va scoperchiata, né il cibo deve essere rimescolato.

E’ utile usare pentole di acciaio col fondo molto spesso, in questo modo non solo si evita che il cibo aderisca alla pentola, ma e’ possibile diminuire i tempi di bollitura, poiché il calore immagazzinato e contenuto nella pentola consente al cibo di continuare la cottura in maniera omogenea e dolce. Come tutti i cereali il miglio può essere cotto da solo oppure con alcune verdure di stagione. Al suo dolce sapore si accompagnano porri cipolle, carote, zucchini e zucche.

Si fa saltare un porro in pochissimo olio, quanto basta per ungere il fondo del tegame. Gli oli spremuti a freddo possono essere usati per racchiudere e conservare le proprietà nei cibi e non per renderli più pesanti. Si aggiunge una tazza di zucca bernoccoluta, si lascia insaporire per alcuni minuti e quindi si versano due tazze di miglio (tenendo presente che il miglio raddoppia il suo volume, ci si può regolare per le quantità che si desiderano preparare); possiamo aggiungere a piacere l’aroma a noi più gradito come rosmarino, salvia, alloro ecc.

Questo piatto condito con salsa di soia è estremamente tonificante, nutriente e rilassante per la milza ed il sistema linfatico, per la quantità di zuccheri complessi che in esso sono contenuti. Con il miglio si possono preparare ottimi minestroni, deliziose creme vellutate, crocchette e sformati.

Il miglio può essere consumato anche in forma di soffiato o fiocco, da aggiungere a yogurt, latte, bevande vegetali o minestre.

 

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