La newsletter dei consumatori solidali e critici.
(del 29 novembre 2010)
Cesti di Natale
Anche quest’anno per Natale, Vi proponiamo di conferire un valore più alto alla scelta di regalare i cesti di Natale ai Vostri clienti, parenti o amici.
Come? Scegliendo regali del commercio equo e solidale, di Libera terra, prodotti locali e a km 0.
Potete personalizzare i cesti o scatole, secondo i vostri gusti e le vostre disponibilità economiche.
Nuovi orari del negozio per Natale
A partire dall’8 dicembre il negozio rimarra aperto anche il
giovedi pomeriggio dalle 16 alle 20
e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20
Novità
Sei insaporitori esclusivi per CARNE, PESCE ,VERDURE, PIZZA, PATATE E ARROSTI E ARRABBIATA; assolutamente senza sale (la maggior parte di prodotti similari in commercio contengono l’ 80/90 % di sale!). Dare sapore agli alimenti con prodotti naturali, sicuri, senza contaminazioni o residui chimici e, soprattutto, senza sale, è quanto di più rispondente alle indicazioni mediche e nutrizionali di oggi.
Insaporitore per verdure: da utilizzare su tutti i piatti a base di verdure, sformati, cruditè, al forno. Ottimo anche su formaggi.
INGREDIENTI: ORIGANO, MAGGIORANA , BASILICO, TIMO, ERBA CIPOLLINA, AGLIO, PREZZEMOLO, CIPOLLA, FINOCCHIO.
Astuccio ecologico salva aroma.
Insaporitore per pesce
Indicato per tutti i tipi di pesce, al forno, bolliti, alla griglia.
INGREDIENTI: MAGGIORANA, TIMO, PREZZEMOLO, AGLIO, ERBA CIPOLLINA, BASILICO, ROSMARINO, ORIGANO.
Astuccio ecologico salva aroma
…vieni e scopri gli altri insaporitori.
Inoltre sono arrivate le erbe aromatiche italiane da agricoltura biologica della Arbe.
Cassette di verdura bio a km 0
Nelle cassette di verdura di Alfredo D’Eusanio (Ortona) di venerdì prossimo, troverete i seguenti prodotti biologici: verdura mista di stagione.
Prezzo 3 kg € 6.00
Potrete prenotarle entro mercoledì ore 13.
La ricetta
Uova in trippa
Preparate delle frittatine sottili e tagliatele a listerelle. Preparate un sughetto con del buon pomodoro a pezzetti (per esempio il pomodoro al forno dell’Azienda Zappacosta, preparato secondo un’antica ricetta; i pomodori vengono cotti nel forno a legna interi, lasciati a raffreddare tutta la notte e al mattino spellati e inseriti tal quali nel barattolo di vetro, il sapore del sole rimane tutto lì!), con l’aggiunta di aglio, capperi, prezzemolo. Condire le uova in trippa con il sughetto. Accompagnare con una freschissima insalata di stagione.
Come riconoscere le uova leggendo le etichette
Abbiamo già parlato della triste condizione delle galline da uova in Italia, dove oltre l’80% degli allevamenti è di tipo intensivo e impone ai polli una non-vita fatta di continuo stress e sollecitazioni innaturali alla produzione di uova: dei rischi per la salute oltre che dei problemi etici si è già detto, ma ora ci occupiamo di come riconoscere le uova leggendo il codice numerico che per legge deve essere stampato sopra la confezione.
Quando acquistiamo le uova al supermercato dobbiamo far attenzione al codice numerico che contrassegna ogni confezione. I numeri vanno dallo 0 al 3 ed indicano la provenienza dell’uovo dal punto di vista della tipologia di allevamento dei polli (foto) allo stesso modo deve essere indicata la provenienza geografica, per la legge che impone la tracciabilità dei prodotti alimentari.
Concentriamoci sui numeri, però. Le più diffuse sono le uova contrassegnate dal numero 3, che indicano allevamenti intensivi di polli: dietro ogni uovo nr. 3 si cela la condizione drammatica delle galline ovaiole . Sono le più semplici da trovare, circa 4/5 delle uova in commercio sono prodotte in questo modo.
Le uova nr. 2 indicano invece allevamenti a terra: si tratta sempre di polli in cattività, che non vedono nella gran parte dei casi la luce del sole, ma per lo meno hanno una certa libertà di movimento all’interno del capannone dove sono tenuti. Va un po’ meglio delle galline in gabbia immobilizzate, ma siamo ancora lontani da una condizione accettabile.
Sono infatti migliori le uova nr.1 che provengono da allevamenti all’aperto: le galline hanno libertà di movimento e vivono una parte della giornata all’aria aperta, con tutti i vantaggi nutrizionali che possono derivare da una produzione di uova secondo natura.
In tal senso vanno preferite le uova nr.0 che contraddistinguono i prodotti da allevamenti biologici: in questi, oltre alle libertà degli allevamenti all’aperto, vi è anche la garanzia di una nutrizione assolutamente priva di additivi chimici o altre sostanze che possano, seppur nei limiti di legge, aumentare le produzioni alimentari.
Bene, ora sapete come scegliere le uova al supermercato: scoprirete presto che trovare le uova nr. 0 non è cosa semplice….ovviamente in Emporio le trovate..
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L’Emporio consiglia: Olis
Sabato 4 Dicembre dalle ore 16.00 alle 19.00
Di che sogno sei ?
Laboratorio di Musicoterapia e Counseling alla scoperta di sé
Conduce Maria Fabiilli
Per partecipare al corso è obbligatoria la prenotazione telefonando a 393.2362091 – 339.6710189
entro e non oltre Venerdì 3 Dicembre. Costo 20 euro
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Pillole di consumo critico
Vivere a impatto zero
“Per salvare il pianeta è necessario che troviamo una via di mezzo tra l’essere incoscienti consumisti e anti-materialisti consapevoli. L’idea alla base di “No Impact Man” non è quella di essere anoressici, bensì abbondanti nel modo giusto; non eco-efficienti, ma eco-effettivi”.
The No Impact Man, l’Uomo a Impatto Zero, si chiama Colin Beavan, vive a Manhattan con la moglie Michelle, la figlioletta Isabella e un cane, insieme ai quali condivide un appartamento di circa 70mq. Dopo personali riflessioni sulla necessità di frenare i cambiamenti climatici e la distruzione della Terra, tramite la riduzione della nostra impronta ecologica su di essa, Beavan decide di sperimentare cosa possa significa oggi vivere a New York City a impatto zero. Ovviamente la famiglia viene coinvolta nell’avventura.
L’esperimento ebbe inizio nell’autunno del 2006, con una prima “settimana di prova”. A quel tempo Colin e Michelle, entrambi scrittori di professione, avevano rispettivamente 43 e 39 anni, mentre la piccola Isabella solo 18 mesi. Sebbene le difficoltà da affrontare apparvero subito numerose, la coppia decise di andare avanti e impegnarsi nel progetto di condurre un intero anno di vita a impatto zero.
Vale a dire senza auto né mezzi pubblici, senza tv, computer ed elettrodomestici vari, cibandosi di alimenti coltivati o prodotti solo localmente (in un raggio di 250 miglia) e privi di involucri superflui e inquinanti. Niente spazzatura, niente detersivi, nessuna emissione di tossine nelle acque o gas serra nell’atmosfera…
Per abituarsi al cambiamento e scoprire le alternative o le strategie più adeguate (e più eco-friendly) Colin e Michelle hanno strutturato il percorso in passi successivi. Si sono concentrati dapprima sulla problematica dei trasporti, poi quella della riduzione dei rifiuti, in seguito sulla scelta adeguata dei cibi e così via.
Le deroghe a tale regime di “disconnessione dalla rete” (non solo internet, bensì proprio la rete elettrica), come lo definisce lo stesso Beavan, prevedevano che in casa di amici fosse lecito guardare la tv, come anche usare il computer a lavoro.
Rendendosi conto che eliminare del tutto la propria impronta sul pianeta non è possibile, la famiglia newyorkese decise di intraprendere anche azioni attive che compensassero ciò che restava del loro impatto. Hanno pertanto preso parte a progetti di riqualifica ambientale, ad esempio la riforestazione di alcune aree degli Stati Uniti, e prestato servizio volontario in occasione di interventi come pulizia delle spiagge dai rifiuti e simili.
Tutto ciò con l’obiettivo di realizzare il seguente bilancio:
Impatto negativo + Azioni positive = Zero, ossia Impatto netto nullo.
I coniugi hanno dichiarato che il cambiamento totale di stile di vita attuato li ha indotti a scoprire piaceri che non conoscevano, come il camminare e andare in bicicletta, comprare alimenti direttamente dai coltivatori, occupare il tempo giocando di più con la figlia, leggendo, parlando. “Già nella prima settimana” – dichiara Colin – “abbiamo scoperto che c’è una vita diversa, più calma, che si può avere proprio qui, a Manhattan”.
Durante l’anno di esperimento, Colin Beavan ha tenuto in piedi un blog in cui ha reso testimonianza delle sfide cui giorno per giorno ha dovuto far fronte insieme alla sua famiglia, chiedendo talvolta anche consigli e opinioni ai lettori. E di opinioni ne sono giunte tante, alcune molto incoraggianti, altre critiche, da parte di gente scettica riguardo al suo progetto e alla sua buona fede.
A soli tre mesi dall’inizio dell’esperimento, Beavan aveva già firmato un contratto con una nota casa editrice statunitense per la redazione di un libro in cui il progetto e la singolare esperienza della famiglia sarebbero state raccontate in maniera dettagliata.
Caso vuole che Laura Gabbert, la migliore amica di Michelle (che conosce la donna fin dai tempi della scuola superiore, secondo quanto afferma Beavan) sia una realizzatrice di film indipendenti. Dopo l’idea del libro, arriva dunque quella di un film che mostri agli spettatori, con un taglio quasi da reality show, come si svolge la vita quotidiana della temeraria famiglia newyorkese.
La fiera mediatica sviluppatasi intorno a questo caso e le numerose apparizioni di Colin nelle televisioni statunitensi fanno sorgere delle perplessità: qual è il confine tra reale volontà di azione e desiderio di notorietà, tra elaborazione e interiorizzazione di un cambiamento nello stile di vita e autocelebrazione? Risulta difficile credere che l’idea del libro e poi del film siano nate successivamente alla partenza dell’esperimento e quasi casualmente. E’ molto probabile che la famiglia abbia accettato di affrontare tante difficoltà, estremizzando i comportamenti, non solo per un genuino interesse nei confronti delle sorti del pianeta, ma anche nell’ottica di commercializzare l’esperienza.
Quand’anche così fosse, comunque, l’iniziativa resta molto interessante. In primo luogo essa apre o alimenta riflessioni e discussioni non solo riguardo ciò che si dovrebbe fare per arrestare i disastri ambientali in corso, ma anche sui comportamenti che si possono realmente assumere nella vita di tutti i giorni.
Non solo, la testimonianza diretta, circostanziata ad una specifica situazione, ad una vicenda familiare i cui attori hanno nomi e cognomi precisi, vivono in un determinano contesto e trascorrono giornate “reali” di vita quotidiana, può avvicinare i lettori o spettatori alla tematica ambientalista in maniera meno astratta.
Non è chiaro quante delle scelte intraprese durante il periodo di esperimento siano state poi perpetrate al termine di questo. Sicuramente non tutte, visto che lo stesso No Impact Man nella descrizione della sua idea aveva dichiarato: “Quando avremo finito, potremo rientrare nel mondo dei normali consumatori, ma forniti di strumenti per decidere quali componenti del nostro stile di vita a impatto zero vorremo mantenere e quali no”.
Riguardo a ciò, scetticismo fu espresso da parte di Mayer Vishner, l’hippie mentore della comunità di giardinaggio di cui Colin entrò a far parte e che gli insegnò a coltivare piante alimentari: “Beavan ha abbracciato il progetto come una sorta di impegno monastico, con inclusa la richiesta di aiuto e consigli. Ma la conservazione è un modo di vivere, non semplicemente un esperimento da fare per un anno. Mi sono interrogato sulla sua sincerità e le sue motivazioni, fino a chiedermi se fosse disonesto o illuso”.
Ad ogni modo l’interesse riguardo all’esperimento di Colin e famiglia è cresciuto, pertanto dalle pagine del suo sito Beavan ha lanciato un nuovo progetto, chiamato per l’appunto “No Impact Project”. Esso è volto a riunire i soggetti interessati alla conversione ad una vita a basso impatto e aiutarli durante tale percorso, nonché nella scoperta di quali siano gli adattamenti all’ambiente in grado di migliorare loro la vita, rendendoli anche più felici.
Questo No Impact Man forse è un po’ troppo “americano” negli estremismi, l’infervorazione e la capitalizzazione mediatica. Ma l’impresa resta interessante e gli spunti che se ne possono trarre numerosi.
Ecco alcuni numeri. Basandosi sull’esempio di una famiglia americana che vive a Manhattan, i Beavan sono riusciti ad eliminare dalle discariche:
- 1248 contenitori di plastica,
- 2190 piattini di plastica e di carta,
- 572 sacchetti di plastica,
- 16580 litri di spazzatura
- 2184 pannolini da bambino.
Ecco quindi alcuni consigli, tratti anche dal documentario, per un minore impatto personale sull’ambiente:
- Miglioriamo l’alimentazione. Evitiamo di mangiare carne per almeno una settimana o un mese… Lo sapevate che ogni vegetariano contribuisce ogni anno a ridurre la emissione di CO2 di ben Kg 1800? Oltre a questo, ovviamente, cerchiamo i produttori locali che possono offrirci frutta e verdura biologica. Un’altra possibilita’ e’ coltivare un piccolo orto con le nostre delizie preferite!
- No alle bottigliette e sacchetti di plastica. Piuttosto usiamo bottiglie di vetro e contribuiamo in maniera più attenta alla raccolta differeziata. E… non dimentichiamoci mai di avere nello zaino una borsa per la spesa riciclabile. Ricordiamoci che i sacchettini di plastica si pagano!
- Compost: un’ottimo modo per ridurre la massa di spazzatura nelle discariche.
- Contribuiamo con il commercio equo solidale. Troveremo delle ottime idee regalo che verranno apprezzate perche’ uniche e appunto solidali da un punto di vista sociale.
- Riscopriamo le mode del passato con il Vintage e i mercatini dell’usato . Evitiamo di comprare nuovi capi d’abbigliamento per ogni stagione e se abbiamo qualche vestito nell’armadio che non indossiamo piu’, portiamolo nei centri dove possono essere donati.
- Riscopriamo le attivita’ fisiche all’aperto: invece di stare seduti tutto il tempo a guardare la televisione, usciamo fuori per una bella camminata rigenerante. Tre ore in meno al giorno davanti al piccolo schermo permettono di ridurre l’emissione di carbonio di quasi Kg 250. Che dite, ci proviamo a stare almeno un pomeriggio o una sera a settimana senza TV?
- Usiamo la bicicletta in citta’. Oltre ai benefici fisici, questo ci offre la possibilita’ di apprezzare di piu’ il luogo dove viviamo. Giusto per dare un’idea se per due giorni evitiamo l’uso della macchina, riduciamo in un anno l’emissione di gas per una media di circa Kg 721. Che dire allora di evitare di guidare nel weekend o in alcuni specifici giorni della settimana?

- Stiamo attenti all’uso dell’energia elettrica. Evitiamo di accendere la luce di giorno e stacchiamo tutte le prese dagli interruttori se non stiamo usando gli elettrodomestici. Altra cosa importante: se dobbiamo fare la lavatrice o azionare la lavastoviglie, aspettiamo di farlo dopo le 20. Anche questo contribuirà ad avere delle bollette meno costose!
Diciamolo: sicuramente non è facile mettere tutto in pratica ma questo documentario vuole suggerirci che, con uno stile di vita più attento e dedito alla salvaguardia dell’ambiente, i cambiamenti ecosostenibili possono prendere piede proprio dai piccoli gesti quotidiani e rendere migliore e piu’ salutare il nostro modo di vivere.
Per saperne di più: www.noimpactproject.org
Video: no impact man (in lingua inglese) durata 3 min.
(sito italiano sulla decrescita)
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