Allentiamo i reggiseni?

 

Emporio Primo Vere

La newsletter dei consumatori solidali e critici.

(del 13 dicembre 2011)

Orari di dicembre

L’Emporio sarà aperto giovedì 8, domenica 11 e domenica 18 dicembre con il seguente orario: mattina 10-13 pomeriggio 16-20

Cassette di verdura bio a km 0

Questa settimana nella biocassetta dell’azienda

Alfredo D’Eusanio di Ortona ci sarà:

bietola, zucca, insalata, cavolo, rape.

Prezzo biocassetta 3 kg e più € 6.00

Potrete prenotarle entro mercoledì ore 13

Attraverso il tasto prenota puoi assicurarti anche pane, pizze e panini a lievitazione naturale delle due aziende di Bucchianico.

Venerdì 16 e venerdì 23 arriveranno i cacionetti” tradizionali del Forno di campagna di Bucchianico, prodotti con materie prime da agricoltura biodinamica aziendali (frumento, uova, marmellata d’uva, noci, olio extra- vergine d’oliva).

Lo zucchero utilizzato è di canna.

Sarà possibile prenotare dei vassoietti per le vostre feste.

La ricetta

Torta di muesli “golosa”.

E’ una ricetta golosa, leggera, facile, ideale per la prima colazione che non contiene latte, uova, lievito e farina!

Non siamo in grado di fornirvi le dosi,va fatta ad occhio, equilibrando i vari ingredienti, ma vi assicuro che viene bene sempre e comunque.

Lo schema degli ingredienti è questo:

  1. corn flakes o orzo flakes
  2. frutta secca
  3. frutta fresca
  4. cioccolato fondente extra
  5. olio extra v. o di girasole
  6. zucchero di canna integrale
  7. un profumo (liquorino)
  8. 1 spezia a piacere (facoltativa)

 

L’ultima (fatta da chi scrive) è stata realizzata così:

Ho mescolato dei corn flakes con pezzetti di mela e di pesche sciroppate fatte in casa, del cioccolato fondente tritato molto grossolamente, dell’uvetta, delle mandorle tritate. Ho aggiunto una bella spruzzata di grappa, un po’ d’olio d’oliva e poco zucchero di canna.

Ho disposto il tutto in uno stampo per crostate ben unto e infarinato e poi ho coperto con un sottile strato di zucchero di canna (che ha creato una crosticina deliziosa).

Ho messo in forno ventilato a 180° per venti circa.

Non vi aspettate che il dolce si tagli a fette, va preso a cucchiaiate e la sua bontà sta nell’incontro tra le diverse consistenze e i vari profumi.

Conclusioni: (riportate da chi incolla la ricetta sulla news e che le ricette le mangia) la torta è buona da leccarsi le dita!!!

2 Prodotto jolly della settimana per i soci

Sconto 15% per l’acquisto di 1 pentola Bionatural o “della salute.

Sconto 10% per l’acquisto di 2 panettoni (no panettoncini)

(con uvetta, con gocce di cioccolato, con farcia di crema gianduia, di farro, di kamut)

I panettoni del commercio equo e solidale uniscono la qualità delle materie prime quali cioccolato, uvetta, marmellate, zucchero di canna dei paesi del sud del mondo con la migliore tradizione pasticcera italiana.

I nostri panettoni

Per un Natale equo e solidale, il tradizionale panettone con uvetta e gocce di cioccolato rivisitato con ingredienti del commercio equo e solidale.

Nel morbido impasto si trovano burro tradizionale e uova fresche, tante gocce di cioccolato ottenute con cacao dalla Repubblica Dominicana (Conacado), lo zucchero di canna del Costa Rica (Coopeagri e Coopecanera) e/o dall’isola Mauritius (Mauritius Sugar Syndicate), la vaniglia dal Madagascar (Ravinala) e la dolce combinazione di uvetta del Sud Africa (Eksteenskuil Vine fruit Farmers) e gocce di cioccolato, ricche di cacao della croccante granella di anacardi del Brasile e dell’India (Coopercajou e/o Elements).

La lievitazione è naturale. % ingredienti del commercio equo: oltre 50%

La confezione del panettone è in carta seta, disponibile in rosso con blockprint dorato alla base. Il sacchetto è preparato dalle artigiane di MCC, organizzazione nata nel 1970 in Bangladesh. MCC si rivolge soprattutto a gruppi di donne condizioni particolarmente difficili e promuove l’artigianato come forma di emancipazione e auto sviluppo.

Il sacchetto può essere stirato e riutilizzato come confezione regalo.

In Emporio troverete anche panettoni senza latte, uova o frumento.

Clima: buone notizie???!!!

Durban: l’accordo salva-clima scatta nel 2020

194 Paesi si impegnano ad attuarlo entro il 2015. Il ministro Clini: «Ha valore globale».

Via libera alla tabella di marcia che è previsto porti all’adozione di un accordo globale salva-clima entro il 2015, per entrare in vigore dal 2020. Lo ha deciso la 17esima Conferenza mondiale sul clima a Durban, in Sudafrica, che ha trovato anche un accordo per il Kyoto2, la seconda versione del trattato sulla riduzione del danno ambientale del 2005, dopo il 2012. Il documento del 2020 ha sottolineato l’urgenza di accelerare i tempi e di alzare il livello di contenimento dell’impatto sull’ecosistema.
ACCORDO IMPERFETTO. Dopo 12 giorni di trattative regolamentari e 36 ore di tempi supplementari, la COP17, cioè il 17esimo vertice sul clima delle Nazioni Unite, ha avuto il suo accordo. «Imperfetto», aveva premesso Maite Nkoana-Mashabane, ministro degli esteri sudafricano, ma per tutti «Madam Chair», signora presidente fin dall’apertura della sessione finale, ma indispensabile per evitare che, nella storia della lotta al cambiamento climatico, il nome di Durban (e quello del Sud Africa) sia associato a un fiasco, come già avvenne due anni fa a Copenaghen e, in misura minore, l’anno scorso a Cancun.
NEGOZIATI PER 194 PAESI. I delegati riuniti a Durban per la 17esima Conferenza mondiale sul clima organizzata dall’Onu hanno raggiunto un’intesa: i 194 Paesi è previsto inizino dei negoziati per un accordo globale sulla riduzione delle emissioni di gas serra che è previsto venga raggiunto entro il 2015 ed è in programma che entri in vigore al più tardi nel 2020.
Intanto, visto che nel 2012 scade il protocollo di Kyoto, è stata raggiunta un’intesa per un Kyoto2 che consentirà di traghettare dal 2012 al nuovo accordo. Dall’estensione di Kyoto, che dovrebbe durare almeno altri cinque anni, si sono però tirati fuori Giappone, Russia e Canada.
SUMMIT PROLUNGATO. L’intesa, la ‘piattaforma di Durban’, ha scongiurato in extremis il fallimento del vertice, che si è prolungato molto oltre il previsto. Iniziato lo scorso 28 novembre, infatti, il summit avrebbe dovuto concludersi venerdì. Critiche dagli ambientalisti: «Non hanno raggiunto un accordo reale, ma hanno attenuato i toni in modo che tutti saltassero a bordo», ha commentato Samantha Smith di WWF International, notando che nel documento approvato non viene menzionato per esempio alcun tipo di sanzione.
L’APPELLO DI MADAM CHAIR. Maite Nkoana-Mashabane, ministro degli Esteri sudafricano aveva fatto appello, il 10 dicembre, ai delegati, invitandoli a «guardare oltre il bene dell’umanità» e ad approvare quattro progetti (modifica del Protocollo di Kyoto, bozza di modifiche al sistema di governo dei paesi della Convenzione, progetto relativo al Fondo verde per il clima e all’adattamento di tutti questi meccanismi in un quadro giuridico).

Clini: «Siamo usciti dal ‘cono d’ombra’ di Copenaghen»

(© Ansa) Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini.

«Siamo usciti dal ‘cono d’ombra’ di Copenaghen. L’accordo supera i limiti del Protocollo di Kyoto e ha una dimensione globale» offrendo all’Europa, e soprattutto all’Italia, la possibilità di costituire la ‘piattaforma’ per lo sviluppo con le grandi economie emergenti: Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica. Lo ha dichiarato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, commentando i risultati raggiunti a Durban.
RIDUZIONE DELLE EMISSIONI. In particolare, secondo il ministro Clini, che ha partecipato personalmente alla trattativa, questo accordo per la difesa del clima, offre la possibilità per «la diffusione delle tecnologie capaci di assicurare crescita economica e riduzione delle emissioni: è il nuovo fronte della competitività».
IL PIANO ITALIANO. «L’Italia è nel gruppo di testa dei paesi che hanno voluto l’accordo di Durban e ora siamo impegnati a dare seguito all’accordo nelle politiche nazionali, nella nostra partecipazione alle decisioni europee e nel rafforzamento del nostro partenariato con Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica». Lo ha detto il ministro dell’Ambiente commentando i risultati della conferenza Onu a Durban. Entro il 15gennaio Clini ha in programma di presentare la revisione del piano nazionale di riduzione delle emissioni.

Domenica, 11 Dicembre 2011

… per consumatori critici in erba.

 Le grida si sentivano sino al limitare della foresta. C’era pure una musica assordante che infastidiva parecchio. Martina la formica decise che ne aveva abbastanza e chiese il permesso di smettere di lavorare per andare a vedere che cosa stava succedendo.

Non fu difficile per lei capire da dove proveniva tutto quel rumore e anche indovinare chi poteva esserne il responsabile. Grugno, il cinghiale nero più arrogante del Bosco, stava festeggiando il suo compleanno con altri animali di cui, stando a quanto riferiva la Talpa Cesira – nota ai più per essere sempre la prima a sapere tutte le novità – era meglio diffidare. Spiedini, avanzi di cibo e bottiglie di bibite erano rovesciati ovunque.

Ma come ti permetti di fare tutto questo baccano!” urlò la piccola formica con tutto il fiato che aveva in gola. Grugno, infastidito da quella brusca interruzione, alzò un sopracciglio con fare superiore e ringhiò: “Piccolo, insignificante animale che non sei altro! Come osi interrompere la MIA festa! Non vedi che ho ospiti? Io non ho bisogno del permesso di nessuno per divertirmi”, e così dicendo scagliò con una zampa una lattina vuota verso Martina . La formichina la scansò per un pelo e rispose “Tu non hai rispetto per niente e nessuno ma ricorda che un po’ di umiltà sta bene anche in casa degli animali più grossi!” e così dicendo se ne andò imprecando a bassa voce.

Passò il tempo, Martina continuò a lavorare incessantemente con le sue colleghe per garantirsi un inverno abbondante di cibo. Un giorno venne a sapere (sempre dalla solita Cesira la Talpa) che Grugno, durante una delle sue scorribande, si era rotto una zampa. Il cinghiale si diceva fosse a letto, solo e impossibilitato a procurasi il cibo, e data la scarsa simpatia che nutriva tra gli animali del Bosco, non c’era da meravigliarsi che nessuno fosse andato a trovarlo.

Martina pensò e ripensò, e infine decise di preparare una bella teglia di maccheroni e di portarla a Grugno. Lo trovò mesto, dimesso e nei suoi occhi tutta la superbia era sparita. Non appena si accorse della formichina una lacrima scese silenziosa sulle sue ispide guance: “Io – cominciò – non sono cattivo. Volevo dimostrare a tutti di essere il più forte e il più importante fra gli animali del Bosco. Ho mancato di rispetto a te, Martina, e a tutti gli altri e ti chiedo scusa”.

Non solo ci hai deriso e trattato male – replicò la formica – ma durante tutte quelle feste che hai fatto hai sprecato un sacco di cibo che ti sarebbe potuto tornare utile in questo momento. Ora mangia, rimettiti in forma e spero che questa lezione ti sia servita a qualcosa”. E così dicendo pensò di averlo redarguito abbastanza e con un mezzo sorriso gli porse la teglia, certa che a volte la vita insegna più di mille discorsi.

Pillole di consumo critico

 

Stretto da morire.
La relazione tra reggiseno e cancro al seno.

Se non lo avete già bruciato negli anni, potreste volervelo togliere ora. “Il reggiseno causa il cancro al seno. E¹ lampante,” afferma il ricercatore medico Syd Singer.
I coniugi Singer si sono dedicati all¹investigazione sul cancro al seno nel 1991. Il giorno in cui la moglie, Soma, scoprì un nodulo al proprio seno, il team di ricerca del marito stava esaminando gli effetti della medicina Occidentale fui Figiani. Sotto la doccia, Syd aveva notato che le spalle e i seni di Soma erano segnati da scanalature rosso scuro. A Syd ricordò la domanda posta alla moglie da una Figiana perplessa a proposito del suo reggiseno: “Non si sente stretta?” “Devi farci l¹abitudine,” aveva risposto Soma.
Forse il reggiseno comprimeva il tessuto del seno, si chiese Syd,
impedendo il drenaggio linfatico e provocando degenerazione?

Soma decise di smettere di indossare il suo reggiseno. Ma quando Syd cercò nella letteratura medica non trovò nessuna causa nota per il cancro al seno, condizione che nelle donne appare raramente prima dei 35 anni, più frequentemente dopo i 40. I tassi di mortalità più elevati sono in Nord America ed Europa settentrionale, col resto del mondo che si sta adeguando velocemente.
La World Health Organization (Organizzazione Mondiale della Sanità) invoca le tossine chimiche quale causa primaria di cancro. Ma i veleni che si accumulano nei tessuti del seno sono normalmente spazzati dal chiaro fluido linfatico verso i grandi gruppi di linfonodi posti nelle ascelle e nella parte alta del torace. I Singer scoprirono che “essendo i dotti linfatici molto sottili, essi sono estremamente sensibili alla pressione e si possono comprimere con facilità.” Una minima pressione cronica sui seni può provocare la chiusura delle valvole e dei dotti linfatici..

“Poco ossigeno e meno nutrienti sono trasportati alle cellule, mentre i prodotti di rifiuto non sono spazzati via,” notarono i Singer. Dopo 15 o 20 anni di drenaggio linfatico ostacolato dal reggiseno, può apparire il cancro.
Considerando altri paesi, Soma e Syd rimasero colpiti dalla bassa incidenza di cancro al seno nelle nazioni più povere, pur inondate dai pesticidi ivi scaricati dalle altre nazioni. Non trovarono contadine che indossassero reggiseni push-up. Scoprirono invece che tra i Maori della Nuova Zelanda integrati nella cultura bianca vi è la stessa incidenza di cancro al seno, mentre gli aborigeni australiani non integrati non hanno praticamente cancro al seno. Lo stesso trend si applica ai giapponesi occidentalizzati, ai Figiani e ad altre colture convertite al reggiseno.

Nel loro libro Dressed To Kill: The Link Between Breast Cancer and Bras, (Vestite Da Morire: La Relazione Tra Cancro Al Seno e Reggiseno) i due ricercatori hanno anche osservato che proprio prima che una donna inizi il suo ciclo, gli estrogeni si innalzano, provocando un rigonfiamento del seno. Se la donna continua a indossare un reggiseno della stessa misura, i vasi linfatici salva vita saranno compressi in maniera ancor maggiore. Hanno forse scoperto qual è il vero collegamento tra cancro al seno ed estrogeni?
Le donne senza figli non sviluppano mai del tutto il proprio sistema linfatico pulisci-seno. E nemmeno donne che non abbiano mai allattato. Le donne che lavorano, che indossano il reggiseno quotidianamente e rimandano la gravidanza potrebbero essere quelle più a rischio, avvertono i Singer.

Ancora peggio, il divenire donna per una giovane è spesso “marcato” dal suo primo reggiseno. Come l¹anziana pratica cinese del bendaggio dei piedi, il “bendaggio del seno ” puberale può in ultima istanza condurre a severe complicazioni mediche.
Che il reggiseno sia l’ “anello mancante ” che spiega la crescente epidemia di cancro al seno? A cominciare dal maggio del 1991, Soma e Syd Singer hanno condotto uno studio di 30 mesi, Bra and Breast Cancer (Reggiseno e Cancro al Seno) intervistando circa 4.000 donne di cinque grandi città degli Stai Uniti. Erano tutte di tipo caucasico per lo più di “reddito medio” in età compresa tra i 30 e i 79 anni. Metà di loro erano state diagnosticate di cancro al seno.

Quasi tutte le donne intervistate erano scontente della dimensione o della forma del proprio seno. Le donne che avevano scelto un reggiseno per

l’ aspetto, ignorando indolenzimenti e gonfiori, avevano il doppio di incidenza di cancro al seno di quelle che non l’avevano scelto per questo.
Ma la statistica più sorprendente riguardava le donne che indossavano il reggiseno anche per dormire e che avevano sviluppato il cancro. Così come una donna su sette costretta in un reggiseno
per più di 12 ore al giorno. Le donne senza reggiseno hanno solo una probabilità su 168 di subire una diagnosi di cancro al seno, dicono i Singer. La stessa di un uomo senza reggiseno.

“Non dormite col reggiseno!” implora Syd Singer. “Le donne che intendono evitare il cancro al seno dovrebberoindossare un reggiseno per il periodo di tempo più limitato possibile – di sicuro per meno di 12 ore al giorno.”
Syd inoltre spiega che quasi l’80% di chi indossa il reggiseno e soffre di noduli, cisti e indolenzimento vede quei sintomi svanire, “entro un mese dopo essersi liberate del reggiseno.” Non tutte sono pronte a liberarsi dal proprio capestro. Come una donna ha rivelato al team, “Le tette mi arriverebbero all’ombelico senza un reggiseno.” Ma il chirurgo Christine Haycock del College of Medicine del New Jersey dice che sono le caratteristiche genetiche – non i legamenti o la dimensione del seno – la ragione per cui alcuni seni cedono alla gravità. Un petto che saltella aiuta a tener pulito il sistema linfatico.

Ben consci che i loro risultati erano “esplosivi,” i Singer hanno inviato i risultati della loro ricerca ai capi delle più prestigiose organizzazioni e istituti anti-cancro americani. Nessuna risposta. Alla pari del business del cancro, il giro d¹affari dei reggiseno è enorme. Moltiplicate il numero delle donne che, in tutto il mondo, comprano qualche reggiseno da 25$ ogni anno e otterrete una cifra vicina ai 6 miliardi di dollari all¹anno.
Syd Singer afferma che la censura dell¹establishment sulla relazione tra cancro al seno e reggiseno sta uccidendo le donne. Indicando la condizione maggiormente condivisa tra le pazienti di cancro al seno, egli enfatizza che si tratta di un sistema linfatico strizzato dal reggiseno.

Andando sempre senza reggiseno, Soma iniziò a indossare vestiti che non enfatizzassero i seni. Cominciò anche a massaggiare i seni con regolarità e ad andare in bicicletta, a prendere integratori vitaminici ed erboristici e a bere solo acqua pura.
Due mesi dopo, il suo nodulo era scomparso Un grintoso Syd Singer dice che, al primo spaventevole segnale di un nodulo,
le donne dovrebbero togliersi il reggiseno prima di togliersi i seni.” Cosa aspettare, se potete liberare il vostro sistema linfatico adesso?

RICORDATE: Una combinazione spettacolarmente controindicata è indossare un reggiseno e usare un telefono cellulare.

SE DOVETE INDOSSARE UN REGGISENO
Reggiseno push-up e quelli da sport sono da evitarsi. Scegliete reggiseno di cotone, non stretti. Assicuratevi di poter passare con due dita sotto le spalline e ai fianchi delle coppe. Quanto più sono alte le coppe, tanto più severa la compressione dei maggiori linfonodi. Non indossate assolutamente mai questo disastroso dispositivo per dormire. A casa toglietevelo. Massaggiate i vostri seni ogni volta che vi togliete il reggiseno. Riportate in salute il vostro sistema linfatico, o almeno respirate a fondo liberamente.

I tuoi Annunci

Lo zucchero dei senza terra.

 

Emporio Primo Vere

La newsletter dei consumatori solidali e critici.

(del 22 novembre 2011)

Gli appuntamenti di Bem Vivir

Venerdì 25 Novembre, ore 18.00

Theta Healing (Introduzione e approfondimento)

Patrizia Masci, counselor relazionale

 

Sabato 26 Novembre, ore 18.00

Autostima e autoefficacia

Raffaello Caiano, presidente Aspic – Pescara

A Natale vuoi fare una sorpresa equa e solidale?

Anche quest’anno per Natale, vi proponiamo di conferire un valore più alto alla scelta di regalare i cesti di Natale ai vostri clienti, parenti o amici.

Come? Scegliendo regali del commercio equo e solidale, di Libera terra, prodotti locali e a km 0.

Potete personalizzare i cesti o scatole, secondo i vostri gusti e le vostre disponibilità economiche.

Cassette di verdura bio a km 0

Questa settimana nella biocassetta dell’azienda

Alfredo D’Eusanio di Ortona ci sarà:

 bieta, cime di rapa, insalata, fetta di zucca, verza.

 

Prezzo biocassetta 3 kg e più € 6.00

Potrete prenotarle entro mercoledì ore 20

Ritiro venerdì dalle 10 in poi

Attraverso il tasto prenota puoi assicurarti anche i nostri pani a lievitazione naturale, arrivo venerdì mattina: pane semintegrale, integrale, di farro, di solina, alle noci, di kamut, di saragolla, multicereali.

Panini all’olio di grano duro o di kamut, pizze pane di farro e kamut e pomodorini, pizzette al pomodoro.

Arance e clementine

Sono tornati gli agrumi di Diego D’Aloisio, piccola azienda bio di Tursi, in provincia di Matera. Riusciamo a proporveli ad un prezzo davvero conveniente perchè si tratta di un esempio validissimo di filiera corta. Diego fornisce noi e diversi gas dell’Abruzzo e Marche, pertanto riempie 1 o 2 volte a settimana il suo camion, con prodotto appena raccolto, ed effettua personalmente tutte le consegne.

Questo gli consente di offrire le sue arance ad un prezzo giusto e noi consumatori non siamo costretti a pagare i vari passaggi tra produttori, trasportatori e grossisti.

Prodotto jolly della settimana per i soci

Sconto 10% sciroppi , gocce di propoli, capsule di propoli pura italiana per adulti e bambini della Kontak

E’ disponibile in Emporio lo zucchero Mascobado del Brasile: zucchero, diritti e libertà!

Il Progetto “Açucar do Brasil” si propone di distribuire lo Zucchero Mascavo prodotto dalla Cooperativa COPAVI dello Stato del Paranà (Brasile) del Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra.

Lo zucchero è prodotto nell’Assentamento Santa Maria (Paranacity,PA) con tecniche agroecologiche, preservando e recuperando un terreno distrutto dalle monocoltivazioni.

La Cooperativa COPAVI del MST utilizza un sistema di produzione che combina il rispetto della natura con quello dell’essere umano: una filosofia di vita che ha come principio un’etica ecologica e la giustizia sociale nelle relazioni di lavoro.

Intraprendendo insieme questo progetto, oltre a contribuire allo sviluppo e autonomia delle Cooperative del Movimento Sem Terra, si vuole portare oltreoceano la loro lotta e quotidiana resistenza alle dinamiche imposte dalle multinazionali e dal mercato internazionale.

La ricetta

Insalata verdarancio (è una nostra licenza poetica!!!)

Insalata di arance navel, finocchi, olive nere al forno denocciolate, seitan alla piastra tagliato a listerelle, semi misti tostati, pepe, sale e olio.

Far insaporire un’oretta prima di servire.

Accompagnare con delle fettine di pane multicereali, magari tostate sul momento.

Trattamento gratuito con la naturopata

Chi tra i nostri soci fosse interessato, in Emporio potrà ritirare 1 buono per un trattamento gratuito di 30 minuti con la naturopata Riza Mariagrazia Di Russo, specializzata in reflessologia plantare integrata, alimentazione naturale, fiori di bach.

Prenotatelo rispondendo a questa newsletter.

Pillole di consumo critico

Ma cosa vuol dire Greenwashing? Questa parola è un neologismo che unisce il concetto di “green” (verde inteso in senso ecologico) e di “whitewashing” (dissimulare, nascondere, riabilitare) per indicare l’attuale tendenza da parte di aziende, industrie, organizzazioni politiche ad attribuirsi ingiustificatamente fasulle virtù ambientaliste per “coprire” prodotti, comportamenti, scelte in realtà affatto pro-ambiente; l’immagine positiva che così si crea è un’immagine ingannevole finalizzata a fuorviare noi consumatori e interlocutori, sulla scia della sempre maggiore presa che le tematiche ecologiche hanno sul grande pubblico. Una volta smascherato anche questo raggiro, diventa difficile affidarsi a soluzioni e promesse che risuonano da più parti, e che, in questo nostro tempo in cui anche l’urgenza ambientale sta finendo nella rete del tam-tam mediatico, sollevano perplessità e spesso un senso di impotenza.

Il greenwashing infatti spopola tra numerose aziende. I pubblicitari sanno bene che ormai sono la maggioranza i consumatori che stanno attenti ai messaggi che contengono riferimenti ambientali, che denotano attenzione da parte delle aziende alla natura e alla sostenibilità. La responsabilità sociale nei confronti dell’ambiente è diventato un fattore di marketing determinante, nessuna grande azienda si presenterebbe ai clienti senza credenziali verdi.
Tutta questa politica ha però un forte rischio, peraltro evidenziato da numerosi casi: che l’immagine verde sia solo di facciata, che la pubblicità serva a dare una bella lavata a ciò che tanto pulito in realtà non è.
Questo fenomeno, per chi ancora non conoscesse il termine coniato solo un paio d’anni fa’, è il
greenwashing, letteralmente lavaggio verde, che indica proprio come tante aziende sfruttino le tematiche ambientali solo per darsi un’immagine ben rivendibile con lo scopo di deviare l’attenzione dagli impatti negativi in realtà prodotti.

Sui casi di greenwashing ci viene in aiuto l’esperienza di Fred Pearce sul Guardian, che ha da sempre denunciato proprio questo ambientalismo di facciata, facendo numerosi esempi che lasciano davvero perplessi.
Proprio per denunciare il fenomeno è attivo il sito web statunitense Greenwashing, che permette agli utenti di valutare e misurare il grado di reale sostenibilità semplice “
lavaggio verde” delle aziende.
Qualche esempio di
greenwashing? Tempo fa’ in Inghilterra l’Authority ha multato la Shell colpevole di uno spot che dichiarava che l’estrazione di petrolio dalle sabbie bituminose del Canada era sostenibile, nonostante le emissioni dovute all’estrazione e alla raffinazione siano fino a dieci volte superiori a quelle tradizionali del greggio.
Uno dei “lavaggi verdi” che ha fatto notizia è la campagna di qualche anno fa’ di Eni: l’idea di non far portare la cravatta in ufficio avrebbe permesso di alzare di un grado la temperatura di tutti i condizionatori e avrebbe permesso così una mancata emissione di circa 140 tonnellate di anidride carbonica. Cosa c’è di male in questi dichiarazioni? Beh, diciamo che i numeri non sono propriamente altisonanti se si pensa che tali emissioni equivalgono a quelle annuali prodotte da soli 15-20 italiani. Tenendo conto che le emissioni di Eni e dei suoi circuiti produttivi (produzione elettrica compresa) sono di centinaia di milioni di tonnellate di Co2, e che il fatturato lo permette, un gesto come quello della cravatta va bene ma per far credere di essere dei paladini della sostenibilità servirebbe forse qualcosa di più.
Un caso recentissimo: il Giurì ha censurato la pubblicità di Ferrarelle a causa della scritta “impatto zero” sulla bottiglia: per la produzione di un tipo di bottiglie, Ferrarelle compenserà la CO2 emessa con la creazione e la tutela di nuove foreste. Lodevole, certo. Ma la frase “impatto zero” è ingannevole perché lascia intendere la co2 è interamente compensata, e questo non è vero. Nuovo caso di
greenwashing, dunque.
Questi sono solo gli esempi più eclatanti, ma l’elenco potrebbe essere lunghissimo e chissà quante truffe del genere rimarrebbero nascoste. Importante è informarsi, cercare di capire quando la nostra voglia di sostenibilità è ingannata, quando anche tramite le nostre scelte aiutiamo inconsapevolmente a rendere possibile il
greenwash.
A tal proposito la rete può aiutarci: esistono due siti che provano a pubblicare informazioni su quello che è veramente verde ed ecologico. Il primo è
GoodGuide creato dal Mit che classifica molti prodotti di consumo dando un giudizio secondo tre parametri: salute, ambiente e sociale. Il secondo è GreenWikia, che come i suoi fratelli Wikia e Wikipedia si basa sul crowdsourcing, la possibile partecipazione di tutti, cercando di rendere disponibili informazioni davvero green.

Video della Tigre, vittima del nostro consumismo!!!

Un esempio di greenwashing e di relazione tra i nostro acquisti e gli effetti sull’ambiente!!!

Le ultime tigri di Sumatra sono minacciate dalla devastazione delle foreste

Greenpeace ha diffuso ieri un video shock che prova i crimini forestali commessi da APP (Asia Pulp and Paper). Il video mostra la lenta morte di una tigre di Sumatra ferita e intrappolata in una concessione della multinazionale, peraltro soggetta alle verifiche dell’ente di certificazione forestale PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes).

Il video è stato realizzato da un membro dello staff di Greenpeace che ha seguito il tentativo di salvataggio della tigre ad opera delle guardie forestali.

APP è stata denunciata molte volte da Greenpeace per la sua criminale abitudine di convertire le ultime foreste torbiere indonesiane in prodotti di carta usa e getta. Recenti analisi effettuate da Greenpeace hanno svelato come il packaging utilizzato dalle multinazionali del giocattolo, tra cui Mattel, Disney e Hasbro, contiene fibre di cellulosa proveniente dalle foreste indonesiane.

A causa della devastazione delle foreste, habitat naturale delle ultime tigri di Sumatra, queste ultime sono costrette ad avvicinarsi di più agli insediamenti umani dove sono vittima delle trappole per la cattura dei cinghiali. Ogni anno, solo nella provincia di Riau, 1.600 chilometri quadrati di foresta, una superficie superiore all’intera area urbana di Roma, vengono distrutti a causa della produzione di polpa di cellulosa e olio di palma.

Il video che lanciamo oggi è un concentrato di tristezza e follia – commenta Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia –. Se APP non trattasse preziosi ecosistemi come carta straccia per farne confezioni per giocattoli, quel magnifico esemplare di tigre non si sarebbe mai avvicinato a un villaggio per poi cadere in trappola e morire dopo ben sette giorni di agonia”.

Oltre alla straziante morte della tigre il video mostra i risultati delle recenti attività di deforestazione di APP. Secondo il responsabile dell’Agenzia Indonesiana per la Conservazione delle Risorse Naturali, l’esemplare di tigre – un maschio adulto di un anno e mezzo – è morto a causa delle ferite provocate dalla trappola.

L’operato del PEFC è stato già messo in discussione da molte associazioni ambientaliste e adesso Greenpeace auspica che le prove di distruzione forestale contenute nel video spingano il più grande organismo di certificazione al mondo a interrompere immediatamente ogni legame con APP. Fino ad ora, nonostante le polemiche, PEFC continua a concedere l’uso del suo logo a diversi prodotti di APP.

Tutte le aziende che utilizzano carta certificata PEFC devono sapere che i loro prodotti potrebbero contenere fibre di cellulosa provenienti dall’area dove è morta una delle ultime 400 tigri di Sumatra. Investire nel futuro dell’industria della carta e dei giocattoli non può significare la condanna per le foreste e le tigri di Sumatra” conclude Campione.